Autore Laura Ruggeri :: 15 Dicembre 2015

Uno studio ha tentato di comprendere se il mais OGM trattato col diserbante RoundUp fosse dannoso per la salute

Mais OGM dannoso per la salute?

Uno studio francese condotto dall'equipe del professor Seralini ha mostrato gli effetti di un'alimentazione con mais OGM della multinazionale Monsanto. Questa pianta di mais ha subito una modifica genetica che l'ha resa resistente al diserbante RoundUp della stessa Monsanto. In questa maniera le piante di mais irrorate crescono tranquillamente, mentre le erbacce infestanti muoiono per gli effetti dell'erbicida. Nello studio è dimostrato come i ratti alimentati con questo mais sviluppavano nel tempo tumori e morivano prematuramente. Lo studio tentava di testare gli effetti a lungo termine di questo alimento, in special modo per quel che riguardava la salute di reni e fegato.

Su questa scia, uno studio brasiliano ha dimostrato che un altro tipo di mais OGM della Monsanto, modificato con i geni Bt (da Bacillus thurigensis) ha un effetto dannoso: questa pianta è in grado di produrre la tossina Bt, capace di uccidere le larve di insetti che parassitano il raccolto. In questa maniera si evita di usare l'insetticida tradizionale. Tuttavia la tossina non si disintegra nello stomaco dei mammiferi come si pensava, ma rimane intatta e provoca danni al tessuto ematico.

Tornando allo studio francese del professor Seralini, numerose sono state le controversie che questa ricerca ha dovuto affrontare. La studio infatti era stato pubblicato nel 2012 nella rivista Le Nouvel Observateur. Dopo aver subito l'attacco da parte di numerosi ricercatori per infondatezza delle conclusioni e per scarso valore scientifico, un anno dopo fu ritirato. Le accuse mosse alla ricerca facevano riferimento al numero esiguo di ratti analizzati, dieci per ogni gruppo, e all'eccessiva durata delle osservazioni, due anni. Sarebbero stati necessari più animali da laboratorio per validare la statistica delle osservazioni. Inoltre, per valutare la tossicità di una sostanza sono sufficienti 90 giorni; due anni è un periodo troppo lungo, nell'arco del quale spontaneamente possono svilupparsi tumori. Ma, a dispetto delle critiche, nel 2014 il lavoro è stato ripubblicato.

In ogni caso per fare chiarezza sulla questione, servono ulteriori studi per confermare o meno i risultati delle ricerche e per sopperire alle lacune criticate nello studio del biologo francese.

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