Autore Redazione :: 29 Ottobre 2015

Secondo studi ed esperimenti recenti, le nanoparticelle organiche potrebbero semplificare la distruzione delle cellule tumorali

La radioterapia è lo strumento maggiormente utilizzato nella lotta contro il cancro. Circa la metà dei malati vi ricorre; essa, però, è afflitta da una enorme controindicazione: colpisce tutte le cellule presenti in una determinata area del corpo perché non è in grado di distruggere quelle malate preservando le sane. Alcune nuove ricerche stanno tentando di risolvere questo fondamentale problema: secondo gli ultimi studi, una radioterapia che sostituisse le attuali nanoparticelle metalliche (a base di oro e platino) con molecole di carbonio (come la fullerite, della famiglia dei fullureni) abbatterebbe i rischi di danni biologici.

La ricerca è stata condotta dagli scienziati del Centro di Ricerca MBN di Francoforte, in Germania; intanto, l’istituto A. F. Ioffe di San Pietroburgo, in Russia, sarebbe già al lavoro per lo sviluppo di queste nuove nanoparticelle sostitutive da utilizzare in radioterapia al posto di quelle metalliche.

Sulla base di queste scoperte e della possibilità di riduzione dei rischi di danneggiamento delle cellule sane e di una maggiore efficacia nella distruzione di quelle tumorali, la speranza condivisa è che ora il progetto di ricerca riesca nello sviluppo di nuove terapie. Lo studio di Francoforte è stato pubblicato sulla rivista medica The European Physical Journal D.
 

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