Autore Redazione :: 8 Dicembre 2015

“Il mito della dieta”, quattro ingredienti occidentali che concorrono al “rischio tumore”

frutta e ortaggi ricchi di fibre contro il cancro

Secondo Tim Spector, professore di epidemiologia genetica al King’s College di Londra e autore di “Il mito della dieta. La vera scienza dietro ciò che mangiamo”, la natura restrittiva dei cibi raffinati di cui ci alimentiamo provoca molte delle malattie di cui soffriamo perché si compongono essenzialmente (almeno l’80% di essi) di soli quattro ingredienti: cereali, grano, soia e carne.

“Il cibo spazzatura - ha detto Spector - insieme alla carenza di fibre e alla combinazione di grassi saturi, zuccheri e additivi sono tutti responsabili della drastica riduzione delle biodiversità della flora batterica presente all’interno del nostro apparato digerente”. Secondo Spector, nonostante il massiccio volume di calorie ingerite grazie ad essi, quei quattro ingredienti fanno dei popoli occidentali quelli peggio nutriti e più malati al mondo.

“Abbiamo un'alimentazione molto meno varia dei nostri antenati di quindicimila anni fa”, sostiene l’epidemiologo. Per comprovare le proprie tesi, Spector avrebbe chiesto al proprio figlio a sperimentare una dieta a base di “cibo spazzatura” per un periodo di dieci giorni. Prima e dopo questo periodo di prova, il medico ha prelevato dei campioni di feci del figlio. Il risultato? Dopo solo tre giorni, l’uomo non ha solo sperimentato un senso di apatia, ma anche la perdita del 40% della propria flora batterica intestinale.

Il consiglio di Spector, pertanto, è quello di variare il più possibile la propria dieta arricchendola con frutta fresca e verdure, prodotti ricchi di fibre e vitamine. Lo scienziato, inoltre, auspica che i produttori di cibi riconsiderino la possibilità di ampliare l’offerta di ingredienti negli alimenti: più fibre, più grassi naturali, meno cibi processati che sviluppano intolleranze come quelle al glutine o rendono alimenti come il latte completamente privi di qualsiasi valore nutritivo.

La sensibilità dell’apparato digerente alle nostre abitudini alimentari è stata confermata anche da un recente studio dell’Università di Pittsburgh: per due settimane un gruppo di persone è passata dalla dieta occidentale (molti grassi, poche fibre) a quella dell’Africa rurale (fibre e legumi). La fermentazione delle fibre ha rapidamente rimesso in moto l’attività della flora batterica riducendo le infiammazioni e anche i rischi di cancro”.

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