Autore Redazione :: 14 Dicembre 2015

Cancro al fegato, i probiotici saranno utili strumenti per le diagnosi in tempi utili per le cure

immagine di un cancro al fegato

Molti tipi di cancro, inclusi quelli al colon e al pancreas, tendono a espandere la propria metastasi anche al fegato. In questi casi, quanto prima i medici riescono a individuare la malattia, tanto maggiori sono le possibilità di guarirla con successo. Negli Stati Uniti, il tumore si conferma anno dopo anno una delle più terribili malattie killer; nel caso del fegato, alcuni scienziati stanno sviluppando una teoria secondo cui la diagnosi di cancro potrebbe essere ottenuta per mezzo dei probiotici, batteri benefici simili a quelli presenti negli yogurt.

Sangeeta Bhatia, ricercatore del MIT (uno dei più importanti enti di ricerca al mondo, che ha condotto lo studio assieme alla University of California a San Diego (UCSD), ha dichiarato che “alcuni interventi di ablazione o di chirurgia locale possono essere effettuati se la malattia al fegato è confinata, anche perché la tolleranza dell’organo è alta per via della sua capacità di rigenerarsi. I dati più recenti ci parlano di come il tasso di sopravvivenza dei pazienti stia aumentando, per questo è necessario rilevare al più presto le metastasi”.

A tale scopo, i ricercatori hanno utilizzato un probiotico di cellule vive, la specie Escherichia coli Nissle 1917: esso, colonizzando il fegato, è stato “programmato” per produrre un segnale luminoso che può essere rilevato con un semplice esame delle urine. Per anni gli scienziati hanno tentato di utilizzare alcuni batteri per combattere il cancro, sfruttando la loro capacità di sopravvivere e svilupparsi nel micro-ambiente dove si localizza il tumore.

Stavolta, i ricercatori di MIT e UCSD potrebbero avercela fatta grazie all’iniezione, all’interno della molecola batterica, di galattosio e delle proteine bioluminescenti della luciferine. La molecola batterica, secondo lo studio, potrà essere assunta dai pazienti per via orale. “Attraverso i probiotici - ha aggiunto Bhatia - non siamo ancora in grado di colonizzare i tumori all’interno dell’intero organismo, ma quelli nel fegato sì, come abbondantemente dimostrato nel 90% dei nostri esperimenti sui topi”. Un ottimo risultato questo, privo di effetti collaterali, anche perché il fegato è un organo per il quale le scansioni e le risonanze magnetiche, per la diagnosi dei tumori, sono spesso inefficaci.

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