Autore Laura Ruggeri :: 20 Ottobre 2015

La primavera è la stagione dei fiori. Bellissimi, colorati, ma carichi di allergeni tossici per ogni soggetto allergico. Ma i cambiamenti climatici possono portare a un incremento degli attacchi di allergia?

Ambrosia artemisifolia e l'incremento delle allergie

Per molti l’arrivo della primavera è sottolineato da un sottofondo sonoro che fa più o meno così: “Ecciù!”. Si tratta di allergia, che colpisce circa il 30% degli Italiani. Uno studio, pubblicato su “Nature Climate Change”, correla l’aumento del numero dei casi di allergia agli attuali cambiamenti climatici nel pianeta.

Antistamici, cortisonici: questo è un po’ l’armamentario farmacologico che ogni buon allergico si ritrova sul comodino nella stagione primaverile. L’incremento delle temperature, però, può portare a un aumento dei casi di allergia? La risposta purtroppo è sì. È quanto rivela uno studio condotto recentemente. Questa scoperta è correlata con la diffusione di una pianta che si chiama Ambrosia artemisiifolia, nativa del nord America e diffusa dal 1960 nei paesi più caldi d’Europa.

Infatti, le alte temperature hanno permesso a questa specie invasiva di crescere, quadruplicando il numero dei suoi esemplari nell’arco di un periodo relativamente ristretto.

Ma quali sono le caratteristiche di questa specie che ne hanno consentito una siffatta diffusione?

Innanzitutto la sua capacità generativa; l’ambrosia, infatto, è capace di produrre un miliardo di semi ad ogni stagione. Inoltre, il suo polline riesce a viaggiare per lunghe distanze e sopravvive ai rigori invernali. Il danno causato da questa specie estranea ai nostri habitat sta nel fatto che non solo il suo polline causa forti crisi allergiche, ma anche prolunga la stagione degli starnuti oltre la primavera.

Lo sviluppo di questa pianta è favorito anche dalle elevate concentrazioni di anidride carbonica nell’aria. Quindi, ambienti più inquinati sono più a rischio di invasione da parte di ambrosia.

È stato stimato che nei prossimi 35 anni con l’incremento delle emissioni tossiche e con l’aumento progressivo delle temperature, i livelli di concentrazione dei pollini di ambrosia saranno quattro volte più alti di adesso. I ricercatori del laboratorio di Scienza del Clima e dell’Ambiente in Francia suggeriscono alle Nazioni coinvolte la messa a punto di piani di eradicazione di questa specie alloctona per evitare l’invasione selvaggia e salvare i nasi delle persone allergiche.

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