Autore Redazione :: 28 Dicembre 2015

Il rapporto tra cervello e mente è uno dei temi centrali dell’analisi dell’essere umano. Avere cura del primo è la strada giusta per far del bene all’altra

Cervello e mente

Nella cultura occidentale di cui facciamo parte, il rapporto tra mente e cervello appassiona filosofi, e non solo, da almeno 4 secoli. La struttura anatomica dell’organo in che relazione si pone rispetto alle creazioni astratte e sofisticate dell’altra? Durante il millenario percorso evolutivo dell’uomo, il cervello si è contraddistinto per il tasso di accrescimento della sua complessità e per la conseguente capacità di apprendimento. Il concetto di mente è qualcosa che però ancora sfugge al solo calcolo della quantità di cellule nervose di cui siamo dotati, e al loro funzionamento chimico.

Il cervello è un organo potentissimo che, tra le altre cose, conserva il nostro passato e, in un certo senso, anche il nostro futuro. Usiamo il cervello per moltissime funzioni, ed è esso è capace di archiviare in “ricordi” moltissime informazioni. Talvolta, la memoria ci riporta ad associazioni negative e quindi a un dolore psico-fisico anche intenso. I neuroni che compongono il nostro cervello sono bravissimi a dialogare tra loro, ma a volte lo sono “troppo” ed è necessario riuscire a tenere sotto controllo questo meccanismo affinché non sia nocivo.

La realtà è che il nostro cervello è in continuo apprendimento, è la sua straordinaria capacità. L’inghippo sta nel fatto che così come è in grado di imparare a fare calcoli straordinari, la logica e il linguaggio, è anche abile a imparare a come farci sentire male, malati, vulnerabili. Da tempo si parla di elettroceutica, una nuova branca della medicina che prevederebbe l’utilizzo di alcuni elettrodi che andrebbero ad agire sui neuroni e sulle connessioni nervose che a volte vanno in “tilt” procurandoci problemi che possono andare dalla depressione, al tremore della malattia di Parkinson, passando per infiammazioni o a disturbi degli stimoli uditivi, visivi e tattili.

Ma prima di arrivare a tanto, la verità è che il cervello può essere allenato a superare le proprie crisi. Certo, non si può istruirlo a curarci da solo dal cancro o dal diabete ma si può insegnargli a gestire altro genere di crisi, chiedendogli di smettere di attivare alcuni meccanismi. Possiamo allenarlo a smettere di fare associazioni negative che possono ostacolarci, rendendoci fragili, inattivi, malati. Possiamo insegnargli a navigare al meglio nei percorsi che la vita ci propone. Non è possibile cambiare il proprio passato, soprattutto quello che non ci piace; facendo tesoro dell’esperienza, però, potremo controllare meglio il nostro futuro.

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