Autore Redazione :: 23 Novembre 2015

I test delle associazioni dei consumatori hanno rivelato che molti prodotti si spacciano per “extra-vergine” pur non soddisfacendone gli standard

Olio d'oliva

Dall’ultimo test della National Consumer League (una delle più antiche associazioni di consumatori americane) sulla qualità degli oli d’oliva acquistabili nei negozi al dettaglio dell’area di Washington DC saltano fuori notizie contrastanti: degli 11 campioni sottoposti ad analisi, nessuno di loro riportava tracce di oli che non fossero d’oliva.

Questa è stata accolta come una ottima news, se si tiene in considerazione un reportage dello scorso anno del New York Times che rivelava il contrario. La cattiva notizia rivelata dal test è che però non tutti gli oli d’oliva soddisfano i requisiti che pubblicizzavano e ritenevano di possedere. Lo sconcerto della National Consumer League è stato lo stesso di tutti i consumatori che pagano prezzi superiori per condire il proprio pane e le proprie insalate con olio “extra vergine”: di quegli 11 campioni, ben 6 non soddisfacevano questo requisito adottando, quindi, etichette fuorvianti.

Il test di qualità si è svolto sia con analisi chimiche sia con verifiche sul gusto effettuate da parte di alcuni esperti. Ovviamente, c’è il massimo riserbo sui marchi che non hanno superato il test; invece, sono stati divulgati i nomi di quelli che, fortunatamente, lo hanno superato che sono California Olive Ranch “Extra Virgin Olive Oil”, Colavita “Extra Virgin Olive Oil”, Trader Joe’s “ Extra Virgin California Estate Olive Oil”, Trader Joe’s “100% Italian Organic Extra Virgin Olive Oil”, Lucini “Premium Select Extra Virgin Olive Oil”.

“I risultati dei nostri test rivelano, su campione, che la maggior parte dell’olio d’oliva che i consumatori acquistano dagli scaffali dei negozi non corrisponde alle caratteristiche indicate sulle etichette, infrangendo così un patto di fiducia”, ha dichiarato Sally Greenberg, direttore esecutivo di National Consumer League. La cosa più preoccupante, a questo punto, al di là dei marchi già “degradati”, è che possono esistere molti altri prodotti con etichette “bugiarde” che si sono salvati dalla lente d’ingrandimento dei controlli delle associazioni dei consumatori. Il loro prezzo superiore non ha alcuna ragion d’essere.

Tag: 

Facebook Comments Box