Autore Redazione :: 14 Novembre 2015

Nonostante la presenza negli spot di Carlo Cracco e Rocco Siffredi, la patatina fritta ha ricevuto un sonoro due di picche. Il Tar del Lazio ha confermato, infatti, la multa dell'Antitrust per pubblicità ingannevole a quattro colossi della patatina

Confermata la multa dell'Antitrust a 4 colossi della patatina fritta

È stata confermata la multa dell'Antitrust per pubblicità ingannevole a quattro famosissimi brand produttrici di patatine fritte, San Carlo, Amica Chips, Pata e Ica Food: negli spot le patatine sembravano artigianali, preparate dalle sapienti mani di chef e pregne di ingredienti di alta qualità, come l'olio extravergine d'oliva, presente invece in quantità estremamente esigua.

L'Antitrust a febbraio ha inflitto una multa complessiva di più di un milione di euro a famosi marchi di patatine fritte. Questa hanno esposto ricorso, prontamente respinto dal Tar del Lazio che ha confermato l'ingannevolezza delle pubblicità. Nel dettaglio, San Carlo dovrà pagare 350mila euro, Amica Chips, 300mila euro, Pata 250mila euro e Ica Foods 150mila euro.

Alcune aziende coinvolte avevano chiamato testimonial d'eccezione per le loro pubblicità, come il famoso chef Carlo Cracco per la San Carlo e l'ex pornodivo Rocco Siffredi per Amica chips. L'Antitrust dichiara: "Venivano attribuiti a taluni prodotti specifiche caratteristiche nutrizionali o salutistiche non corrette oppure si fornivano informazioni in merito alla composizione e agli ingredienti o alle modalità di trasformazione o cottura, attribuendo ai prodotti anche 'vanti di artigianalità', nonostante la loro natura industriale".

La patatine fritte vendute nei supermercati sono a produzione industriale e non si può ingannare il consumatore, rivendicando il contrario negli spot televisivi, così dichiara l'Unione Nazionale Consumatori, da cui è inizialmente partita la denuncia. Il portavoce dell'associazione, Massimiliano Dona, vede in questa multa un monito per le aziende a non inoltrare al consumatore messaggi ingannevoli: se un prodotto non è fatto a mano, non bisogna usare l'espressione “hand made” o “hand cooked style”, poiché, sebbene in maniera più implicita, questi modi di dire richiamano alla mente l'ambiente di una dolce cucina in cui una amorevole nonna pela le patate, le taglia e le fa cucinare al forno. Mentre il processo di produzione prevede la presenza delle patate sì, ma anche di un complesso sistema di macchinari industriali, dove la nonna e le sue sante mani c'entrano ben poco.

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