Autore Laura Ruggeri :: 13 Novembre 2015

La procura di Torino ha recentemente aperto un'inchiesta sulla vendita di oli d'oliva taroccati, falsamente indicati come extravergini

È bufera su oli extravergini d'oliva taroccati

È stata aperta un'indagine sulle presunte etichette mendaci di olio di oliva: secondo la Procura di Torino sarebbero state indicate come extravergini bottiglie che invece contenevano comune olio. Al posto del pregiatissimo olio di qualità, sarebbe stata venduta una miscela di oli di varia provenienza.

La bufera è partita da un cosiddetto “panel test”, un'analisi delle caratteristiche organolettiche, di odore, colore e sapore di oli venduti al supermercato. Il mensile Test ha coinvolto una serie di esperti per certificare a campione le caratteristiche sensoriali di alcuni oli. Questi non sono risultati essere extravergini, nonostante l'indicazione dell'etichetta.

Sulla scia di queste rivelazioni, la procura di Torino ha aperto un'inchiesta per il reato di “vendita di prodotti industriali con segni mendaci”. Sono stati iscritti al registro degli indagati sette brand, quali Bertolli, Carapelli, Sasso, Santa Sabina, Coricelli, Antica Badia e Primadonna.

Il nome di questi marchi richiama immediatamente alla mente la qualità e l'importante storia del made in Italy. Ma di italiano in questi prodotti è rimasto ben poco. Infatti, marchi quali Bertolli, Carapelli e Sasso hanno subìto negli ultimi anni vari passaggi di proprietario, finendo nelle mani della spagnola Deoleo.

La presunta contraffazione non porta a nessun rischio per la salute del consumatore, che però, se le accuse fossero confermate, sarebbe stato ingannato. Di certo, il prezzo modico cui questi oli erano venduti ha fatto presa nei cuori e soprattutto nelle tasche dei consumatori. Un litro di olio extravergine a 3 euro fa gola, ma dovrebbe anche far insospettire, dato che comunemente il suo prezzo è molto più elevato.

Gli oli d'oliva venduti nei supermercati sono per lo più delle miscele. “Blending” è definito il processo di unione di diverse tipologie di olio d'oliva di varia provenienza. La pratica non è illegale, ma deve essere riportata nell'etichetta, informando il consumatore circa la provenienza comunitaria o meno delle componenti coinvolte.

Le associazioni di consumatori sono sul piede di guerra. In particolare il Movimento Difesa del Cittadino sarà parte civile al processo. Serve un piano di controllo del settore produzione degli oli in Italia, dichiarano i portavoce del movimento che chiede al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e forestali di fare chiarezza per comprendere la portata del fenomeno della contraffazione.

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