Autore Redazione :: 15 Maggio 2015

L’agricoltura biologica sta prendendo sempre più piedi in Paesi colossi come Australia, Stati Uniti, Argentina e India

Un negozio di cibo biologico in India

L’Italia ha sempre dimostrato di essere un Paese pioniere sensibile alla tutela della filiera alimentare e della produzione biologica dalle minacce dell’agricoltura industriale e degli ogm. Oggi come oggi, quello del biologico sta diventando sempre più un mercato apprezzato a livello internazionale in grado di attirare non solo un gran numero di consumatori ma anche operatori in grado di investire iniettando capitali nel settore. Gli agricoltori e gli imprenditori implementano sempre più la propria coscienza ambientale e il mercato diventa sempre più “attraente” per gli investitori.

All’interno di un sistema globale, però, il nostro Paese dovrà fronteggiare la concorrenza di competitor che hanno il potenziale e i mezzi per assumere la leadership del mercato mondiale del biologico. Ad esempio, negli Stati Uniti, il numero di operatori biologici certificati è aumentato di oltre il 5% rispetto allo scorso anno e di oltre il 250% dal 2002. Stando a questi numeri e all’ultimo rapporto di Ifoam (Federazione Internazionale dei Movimenti per l’Agricoltura Biologica) gli Stati Uniti si proiettano già a essere il primo mercato, con oltre 20 miliardi di euro di fatturato.

Germania e Francia seguono a distanza, attestandosi intorno ai 7 e ai 5 miliardi di euro. Le difficoltà per l’Italia potranno essere determinate anche da pre-condizioni orografiche (l’Australia è il primo Paese per superficie “biologica” con i suoi 17 milioni di ettari, seguito da Argentina e Stati Uniti) e demografiche (l'India può contare su 650 mila coltivatori, seguita dai quasi 200 mila dell'Uganda e dai 170 mila del Messico). Inoltre, il settore richiede urgentemente regolamentazioni che lo disciplinino: la crescita del “bio” negli ultimi quindici anni è stata tanto repentina da raddoppiare il numero di Paesi che fanno questo tipo di coltivazioni. Senza una regolamentazione precisa, per l’Italia sarà molto complicato competere con chi attua pratiche di concorrenza sleale.

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