Autore Redazione :: 22 Novembre 2015

Il dialogo fra medicina alternativa e tradizionale si trova davanti alla necessità di una forte crescita

medicine alternative

In una recente intervista all’Huffington Post, Andrew Weil, direttore dell’Arizona Center for Integrative Medicine all’Università dell’Arizona, ha dichiarato: “In moltissimi casi di malattie comuni, la medicina alternativa è più sana e sicura, più economica e più efficace di quella convenzionale”. Oggi un numero sempre maggior di scienziati inizia a dare rilievo all’importanza della medicina alternativa e al suo rapporto con quella convenzionale.

Le ragioni sono numerose, ad esempio la crescita di un’attività educativa e informativa sull’argomento metterebbe i medici in condizione di fare da guida per i propri pazienti rendendo loro più semplice l’orientamento fra le tantissime terapie omeopatiche disponibili. Fra queste, infatti, di caso in caso, potrebbero esservene alcune in grado di produrre effetti collaterali tanto quanto i rimedi convenzionali. Inoltre, i medici potrebbero perfezionare le proprie competenze per ottimizzare la validità di trattamenti su sintomi associati a malattie croniche.

Va detto, inoltre, che nel momento in cui i medici iniziassero ad adottare in modo sistematico trattamenti di medicina omeopatica (giovandone degli effetti), i loro consigli avrebbero una maggiore influenza sulle decisioni dei pazienti. C’è chi sostiene, inoltre, che la pratica della professione medica provochi un forte carico di stress sul corpo e sulla mente dei dottori, rendendoli paradossalmente più vulnerabili alle sollecitazioni “negative” provenienti dai pazienti infermi e elevando il rischio che le consulenze siano caratterizzate da disinteresse al lavoro e da qualità più bassa.

Nonostante tutte queste premesse, e nonostante il forte aumento della domanda di medicina alternativa, le istituzioni “convenzionali” ancora non si sono decise ad aprire un dialogo e si dimostrano ancora un po’ lente nel rispondere a queste sollecitazioni. In un altro studio pubblicato sull’American Journal of Medicine, Weil ha commentato: “La realtà è che ormai i pazienti desiderano rivolgersi a un medico che abbia il tempo e la voglia di sedersi con loro e capire qual è la natura dei loro malanni e non di qualcuno che si limiti a prescrivere farmaci o a ricorrere a interventi chirurgici”.

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