Autore Redazione :: 6 Dicembre 2015

Al largo di Ravenna, l’australiana Po Valley ha ottenuto la concessione per le ricerche di gas e petrolio entro le 12 miglia dalla costa

una piattaforma per estrazione petrolifera in mare

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha dato il via libera all’ampliamento dell’area di ricerca di gas e petrolio nelle acque dell’Adriatico, al largo (entro le 12 miglia) delle coste dell’Emilia Romagna. La concessione è stata attribuita alla società petrolifera australiana Po Valley. La decisione del governo ha scatenato le forti proteste di numerose associazioni ambientaliste, in primis Legambiente Emilia Romagna. Ma, in particolare, quale è la misura contestata? Le accuse delle associazioni recitano così: “Si gioca con la legge per raddoppiare l’area delle trivellazioni offshore”.

Fai (Fondo Ambiente Italiano), Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club Italiano e WWF, pertanto, hanno presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio contro i ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, delle Infrastrutture e dell’Agricoltura, contro Po Valley, Regione Emilia Romagna e Comune di Ravenna. Ecco perché secondo gli ambientalisti l’operazione costituisce una vera e propria forzatura: “L’area a disposizione per le trivelle, al largo del Delta del Po viene così più che raddoppiata, da 197 a 526 chilometri quadrati. La nuova concessione ricade interamente entro il limite delle 12 miglia di distanza dalla costa ove, per legge, sono vietati ricerca e sfruttamento di idrocarburi.

Noi giudichiamo tutto questo una palese violazione della legge, perché ignora quanto già chiarito in merito dal Consiglio di Stato che stabilisce come non si possano modificare in maniera così radicale gli esistenti titoli abilitativi. Questa manovra equivale di fatto a un via libera per poter trivellare i nostri mari ovunque: a due passi dalle coste e dalle spiagge, dalle aree protette, sempre più a ridosso di luoghi ad alto valore turistico, da nord a sud”.

Il riferimento legislativo degli ambientalisti è l’articolo 35 del decreto Sviluppo del 2012, promosso allora da Corrado Passera, ministro allo Sviluppo Economico del Governo Monti. Secondo la loro lettura, il provvedimento ministeriale darebbe una interpretazione distorta dell’articolo che prevedeva sì delle deroghe al limite delle 12 miglia, ma solo per titoli costituenti l’attuazione di provvedimenti già adottati, e non per nuovi titoli abilitativi né per modifiche di titoli già esistenti.

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