Autore Redazione :: 22 Novembre 2015

Secondo il primo ministro norvegese Erna Solberg, gli indigeni custodiscono il segreto dell’equilibrio con la natura e dovrebbero essere coinvolti nei processi decisionali internazionali

Lo scorso aprile circa 250mila persone hanno affollato il National Mall di Washington (sterminato parco attraversato da un viale monumentale lungo chilometri) per partecipare al concerto in occasione del Global Citizen Earth Day. Tutte le persone accorse chiedevano con fermezza ai leader politici internazionali di intraprendere una volta per tutte le misure necessarie e utili per la protezione del pianeta (e dei popoli che lo abitano) dai devastanti effetti del “climate change”.

La “call to action” di Washington si inserisce perfettamente in un’agenda delle Nazioni Unite che è fitta di impegni: a settembre i leader mondiali si sono riuniti in assemblea generale, mentre Parigi ospiterà a dicembre la Conferenza sui Cambiamenti Climatici. Secondo un articolo scritto dal primo ministro norvegese Erna Solberg, e pubblicato sul sito della Thomson Reuters Foundation, le Nazioni Unite hanno di recente terminato i lavori al Forum sui popoli indigeni e al Forum sulle foreste. I dati analizzati parlerebbero di circa 1,6 miliardi di persone (un quarto della popolazione mondiale) la cui sopravvivenza dipende dalla possibilità di approvvigionarsi delle risorse delle foreste. Fra queste, circa 60 milioni di individui fanno parte di popolazioni indigene.

Per indigeni generalmente s’intendono quelle persone definite “outsider” a causa della loro remota lontananza geografica e politica. Costituiscono il 5% della popolazione mondiale e tra il 10 e il 30% della popolazione più povera del pianeta. Ma custodiscono un segreto inestimabile: la pulsante conoscenza tramandata di generazione in generazione su come vivere in equilibrio con la natura.

Il primo ministro norvegese, pertanto, si è detta certa che nella preparazione dei prossimi summit sarà assolutamente necessario saper pianificare il futuro sviluppo sostenibile senza lasciare indietro nessuno e focalizzandosi su chi è maggiormente vulnerabile: il proposito di Solberg è quello di costruire una solida rete a favore dello sfruttamento sostenibile delle foreste che includa i rappresentanti delle popolazioni indigene nel processo di assunzione delle decisioni politiche. Dall’Indonesia al Vietnam e fino all’isola di Sumatra, gli indigeni conducono un’esistenza strettamente connessa all’ecosistema della foresta. Tutti sono indigenti, ma nessuno di loro, per stile di vita e credenze spirituali, potrebbe mai minacciarle con erosione del suolo, avvelenamento delle acque, disboscamenti intensivi per far spazio a miniere, piantagioni di alberi della gomma o per la produzione di olio di palma.

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