Autore Redazione :: 30 Novembre 2015

Una ricerca Usa, finlandese e ceca ha dimostrato che sono fondamentali per la regolarizzazione del ciclo del carbonio nell’atmosfera

Ciclo del carbonio

La saggezza contadina (oltre che le conferme degli esperti) da tempo ci raccontano una sorprendente e interessante verità sui lombrichi: la loro presenza attesta senza alcun dubbio la fertilità del suolo e del terreno. Esiste, inoltre, la diffusa pratica della lombricoltura che consiste nell’utilizzo di questi viscidi animaletti per il recupero del materiale di scarto organico per la sua trasformazione in florido humus, la vermicomposta (o vermicompost).

Ora, sembra addirittura che i lombrichi possano andare oltre la capacità di proteggere i nostri pomodori e le nostre melanzane dai pericoli di una terra arida: la loro azione potrebbe essere utile per il salvataggio del pianeta dalle minacce del cambiamento climatico. A rivelarlo è un recente studio condotto da un team di scienziati della Università di Yale (Usa), di Helsinki (Finlandia) e dall’Istituto di Microbiologia dell’Accademia di Scienze della Repubblica Ceca.

Secondo lo studio, i microbi che vivono nella terra e che si cibano di materia in decomposizione rilasciano, nello svolgimento della propria funzione, un quantitativo di carbonio strettamente correlato al riscaldamento globale. Il “global warming”, infatti, determina un aumento della temperatura del suolo in grado di sollecitare una più rapida decomposizione dei materiali organici e di conseguenza una maggiore emissione di carbonio. Tutto questo potrebbe essere in grado di produrre, entro i prossimi 100 anni, un aumento della temperatura terrestre di circa 2-3 °C. Un valore che si colloca di gran lunga oltre i limiti fissati da quegli scienziati che preconizzano conseguenze disastrose, sulla base di queste premesse.

I lombrichi, che si cibano di quei microbi, potrebbero rallentare di molto il processo di rilascio di carbonio nell’atmosfera. “I microbi della terra producono una quantità di carbonio di dieci volte superiore a quella derivante dalle attività umane - ha dichiarato il promotore dello studio Thomas Crowther -; è il flusso più massiccio dell’intero pianeta. La comprensione del ciclo del carbonio all’interno dei futuri scenari climatici è molto complessa ed è determinante anche per combattere il problema della fame nel mondo”. Dovremo quindi introdurre miliardi di lombrichi nella terra? “Probabilmente no - ha aggiunto Crowther - l’approccio più realistico è quello di coltivare secondo i paradigmi della naturale biodiversità. La rigenerazione naturale è la difesa migliore contro l’effetto serra.”

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