Autore Laura Ruggeri :: 20 Ottobre 2015

In occasione della festa mondiale dell’oceano, la californiana Accademia delle Scienze ha diffuso la notizia che ben 100 nuove specie marine sono state ritrovate a largo delle coste delle Filippine

Nuove specie nelle acque delle Filippine

Le Filippine, splendido arcipelago di più di 7.000 isole nell’oceano Pacifico, sono state di recente l’invitato speciale della festa mondiale dell’oceano, che l’Accademia delle Scienze in California ha festeggiato lo scorso 8 giugno. In questa occasione, infatti, si è celebrata la scoperta di 100 nuove specie marine: si tratta di lumache, balani e ricci di mare. Le nuove specie verranno studiate nei prossimi mesi.

Non deve sorprendere questo importante ritrovamento, in quanto le acque delle Filippine sono note per essere tra le più ricche in biodiversità nel mondo. Tale patrimonio di specie è ancora non del tutto conosciuto. Nonostante ciò, quanto finora scoperto riguardo a questo arcipelago è pienamente sufficiente a garantirne la conservazione e la protezione, da parte delle autorità competenti.

Questa ricerca è stata finananziata dalla National Science Foundation. In particolare è stata a lungo esplorata la ricca biodiversità delle Green Island. Terry Gosliner, il coordinatore del progetto, ha affermato che la ricerca si è rivelata di estrema importanza, non solo per trovare nuove specie, ma anche per incrementare le conoscenze di animali e habitat già noti in precedenza.

Una scoperta rilevante è stata quella di una nuova specie di spatango, un particolare tipo di riccio chiamato anche “patata di mare”. Questo costituirebbe una sorta di fossile vivente, un parente ritrovato del Prenaster, creatura dei fondali marini estinta 50 milioni di anni fa. Tra le altre specie scoperte, vanno ricordate le 15 nuove varietà di pesci e particolari ctenofori multicolori, ritrovati a 85 metri dalla superficie dell’acqua. Il raggiungimento di una tale profondità, inimmaginabile in passato, è stato possibile grazie allo sviluppo di nuove tecnologie. Queste hanno permesso ai ricercatori di sostare per periodi più lunghi in immersione, a diversi metri dal pelo dell’oceano. Ulteriori ricerche porteranno di certo alla scoperta di altre incredibili specie.

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