Autore Redazione :: 7 Dicembre 2015

L’emissione di gas serra influisce su temperature, precipitazioni e punto di congelamento dei bacini himalayani

Everest

I ghiacciai del monte Everest potrebbero scomparire quasi completamente entro il 2100 se le emissioni di gas serra continueranno a salire a ritmi incalzanti. Lo riporta un nuovo studio dell’International Centre for Integrated Mountain Development (ICIMOD) di Kathmandu, Nepal. Secondo Joseph Sehea, idrologo dei ghiacciai che ha guidato la ricerca, “i segnali del futuro cambiamento dei ghiacciai nella regione sono sin troppo chiari: si registra una continua e sempre più accelerata perdita di massa di questi serbatoi naturali che procede di pari passo con l’aumento delle temperature.

Inoltre, va precisato che l’aumento delle precipitazioni non è sufficiente per compensare l’aumento del tasso di scioglimento dei ghiacci”. Più specificamente, secondo la ricerca nepalese (coadiuvata da contributi francesi e olandesi), entro la fine del presente secolo i ghiacciai himalayani della regione dell’Everest potrebbero ridursi di una percentuale compresa tra il 70 e il 99 percento.

L’istituto ICIMOD ha spiegato che sul fenomeno hanno un’influenza anche i cambiamenti nelle precipitazioni di pioggia e neve nella regione ad altezze di interesse critico per i ghiacciai. Per meglio comprendere le evidenze atmosferiche, i ricercatori hanno analizzato il bacino di Dudh Kosi, ubicato in uno dei picchi montuosi più alti al mondo. Oltre ad osservazioni sul campo, sono stati analizzati dati raccolti dalle stazioni meteo nel corso degli ultimi 50 anni.

I ghiacciai “si muovono” in base all’altitudine del punto di congelamento. Durante l’anno, questo può variare tra i 3200 metri a gennaio e i 5500 ad agosto. “Sulla base delle misurazioni storiche e delle proiezioni del riscaldamento globale fino all’anno 2100 - ha spiegato il co-autore della ricerca Walter Immerzel - il punto di congelamento potrebbe innalzarsi di 800 - 1200 metri.

Ciò comporterebbe non solo la diminuzione dell’accumulo di neve al di sopra dei ghiacciai ma esporrebbe oltre il 90% della massa attuale al processo di scioglimento che avviene nei mesi più caldi”. Lo studio, pur essendo in una fase preliminare, è teso a mettere in allerta sulle conseguenze che il fenomeno avrebbe su agricoltura e produzione di energia idroelettrica, oltre che sulle popolazioni locali con catastrofiche inondazioni.

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