Autore Redazione :: 25 Novembre 2015

Le polveri sottili potrebbero giocare un proprio ruolo nello sviluppo della sindrome dell’autismo, anche durante la gravidanza delle madri

Gravidanza e inquinamento atmosferico

Il disturbo dello spettro autistico (o, più semplicemente, l’autismo infantile) è una condizione patologica che colpisce, in media, un bambino su sessantotto. Negli ultimi venti anni, i casi registrati sarebbero aumentati di circa 8 volte. Numerosi studi hanno fatto sì che si scartasse l’ipotesi che alcuni vaccini potessero determinare l’insorgere di questa condizione nei bambini; ora, però, una ricerca di alcuni scienziati dell’Università di Pittsburgh avrebbe rivelato che l’inquinamento atmosferico potrebbe giocare, in tal senso, un piccolo ruolo.

In particolare, le polveri sottili potrebbero avere un impatto sulle donne incinte e nel corso dei primi due anni di vita dei bambini. Evelyn Talbott, rappresentante del gruppo di studio, in occasione di una conferenza stampa ha tenuto a fare alcune precisazioni: “Il disturbo dello spettro autistico è una condizione permanente per la quale non esistono cure né numerosi trattamenti specifici; per questi motivi, riteniamo sia di massima urgenza riuscire a identificare qualsiasi fattore di rischio mitigabile, come per esempio l’inquinamento atmosferico.

Per il momento, i nostri studi hanno rivelato solo alcune associazioni tra inquinamento e autismo e attualmente non possiamo parlare di stretto legame di causalità. Saranno necessarie ulteriori conferme per poter individuare possibili meccanismi biologici”. Lo studio di Talbott e dei suoi colleghi si è basato su un campione di bambini fra cui 211 erano affetti da autismo e 219 erano sani. Tutti i ragazzi erano nati tra il 2005 e il 2009.

Altra importante variabile presa in considerazione è stato il luogo in cui le madri avevano vissuto durante la gravidanza. La ricerca era rivolta in riferimento alla presenza nell’atmosfera di “particolati fini” con diametro inferiore a 2,5 µm (un quarto di centesimo di millimetro) e quindi in grado di penetrare profondamente nei polmoni, specie durante la respirazione dalla bocca. I risultati hanno rilevato che i bambini maggiormente esposti a questo tipo di inquinamento hanno un rischio di autismo di una volta e mezzo superiore agli altri.

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