Autore Redazione :: 23 Novembre 2015

Per Greenpeace e European Environmental Bureau “le misure 2020-2029 sono deboli e insufficienti”

emissioni siti industriali

L’Unione Europea è impegnata nel ridefinire gli standard per le emissioni dei grandi siti industriali, in particolare relativamente alle centrali termoelettriche a carbone e lignite. Le nuove misure dovrebbero entrare in vigore a partire dal 2020, ma i parametri che Bruxelles sta prendendo in considerazione sembrano già essere molto lontani dal poter soddisfare le associazioni ambientaliste, fra tutte Greenpeace.

Infatti, dal rapporto intitolato “Health and economic implications of alternative emission limits for coal-fired power plants in the EU”, traspare il dato secondo cui “i nuovi standard di emissione” sarebbero “estremamente deboli e potrebbero tradursi in un costo sanitario di 71 mila morti aggiuntive per inquinamento”. Secondo il rapporto, i nuovi decessi sarebbero determinati dal rischio di insorgenza di patologie cardiache, infarto, asma e altre malattie connesse all’esposizione agli inquinanti generati dalla combustione del carbone.

Inoltre, si legge che, in correlazione alle morti, i costi sanitari per i malati e la perdita di oltre 23 milioni di giorni di lavoro si tradurrebbero per i contribuenti europei in un aggravio economico che ammonterebbe a circa 52 miliardi di euro nell’arco di un decennio che andrebbe dal 2020 al 2029. Oltre che da Greenpeace, il rapporto sulle emissioni è stato commissionato anche dall’European Environmental Bureau che ha preso in esame i dati ufficiali dell’Unione Europea. La denuncia maggiore è quella secondo cui i nuovi limiti sono troppo deboli, soprattutto se paragonati coi risultati ottenibili con l’introduzione di tecnologie innovative oggi disponibili.

I nuovi standard riguardano in particolare le soglie per agenti inquinanti come biossidi di zolfo, ossidi di azoto, mercurio e particolato. La proposta finale sarà elaborata dagli esperti entro la metà di giugno, mentre la Commissione Europea e gli Stati membri dovrebbero votare la misura per approvarla entro la fine del 2015. “I costi sanitari, ambientali ed economici di questa proposta non sono sostenibili - ha dichiarato con calore Andrea Boraschi di Greenpeace Italia -, a pagare il prezzo maggiore saranno soggetti deboli come i bambini che potranno ancor più facilmente sviluppare malattie come asma, problemi cardiaci e tumore ai polmoni: il carbone causa danni irreparabili, bisogna superare questa fonte energetica”.

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