Autore Redazione :: 23 Novembre 2015

A Seul, ancora in via sperimentale, i cittadini sono “schedati” e multati se sprecano troppo cibo

stand Corea ad Expo 2015

Lo sviluppo industriale porta con sé la piaga dell’aumento dello spreco di cibo. A sperimentare oggi questo increscioso, ma a quanto pare inevitabile, fenomeno è la Corea del Sud. Infatti, negli anni Cinquanta e Sessanta il reddito medio annuo dei cittadini di Seul si aggirava nell’ordine di qualche centinaio di dollari e il problema dello sperpero di alimenti non si poneva nemmeno: la popolazione consumava tutto quanto fosse disponibile.

Lo sviluppo industriale del Paese, oggi, fa sì che anche i sudcoreani acquistino cibi sempre più costosi che spesso, poi, finiscono nei cassonetti prima ancora di essere consumati. Ma i sudcoreani sono tipi frugali e sembra non vogliano cedere così facilmente il passo al progresso, se il prezzo deve essere la definitiva perdita della propria identità collettiva. Cosicché, il Paese si è messo rapidamente alla ricerca di sistemi che possano ridurre lo spreco di cibo.

Uno di questi sembra essere lo strumento capace di misurare la quantità di cibo utilizzabile smaltito da ogni singolo cittadino. A primo colpo, questa soluzione potrebbe sembrare un ossessivo controllo alla “Grande Fratello” ma sembra stia funzionando, visto che è in funzionamento sperimentale in alcuni quartieri di Seul. Gli utenti che al momento stanno utilizzando questo strumento, circa 145mila persone, avrebbero già ridotto del 30% lo spreco di cibo. Il funzionamento del “meccanismo” è abbastanza semplice: l’utente è dotato di una scheda ID che deve sottoporre a scansione prima di smaltire i propri rifiuti. Un sensore misura la quantità degli scarti aggiunti nell’apposito contenitore di raccolta e assegna un valore conseguente all’utente. L’informazione viene trasferita ai server del Ministero dell’Ambiente che commina sanzioni per chi supera il limite di rifiuti assegnatogli. Se avete qualche minuto da spendere, date un’occhiata al video esplicativo realizzato dal film maker americano Karim Chrobog.

Facebook Comments Box