Autore Redazione :: 29 Novembre 2015

Ideata nel 2004, è salutare e rispettosa dell’ambiente

Dieta nordica

La dieta nordica sembra essere uno degli strumenti maggiormente in voga per chi voglia perdere peso e alimentarsi in modo decisamente salutare. Effettivamente, nei Paesi del Nord Europa, il tasso di obesità è molto inferiore a quello degli altri Paesi occidentali. Ma allora, come mangiano danesi, finlandesi, svedesi, norvegesi, islandesi e tutti gli altri popoli di quelle latitudini? Quali scelte nutritive fanno, cosa evitano e quali vantaggi ottengono?

Per iniziare, la dieta nordica contiene, rispetto alla nostra, meno zuccheri, meno grassi, il doppio di fibre e il doppio di prodotti ittici. Ideata nel 2004 da un gruppo di nutrizionisti, scienziati e chef, la dieta nordica si focalizza molto su cibi di produzione locale e ampiamente riconosciuti come “sani”. La differenza fondamentale fra la dieta nordica e quella mediterranea sta nell’olio: diversamente da noi, quei popoli lontani prediligono l’olio di colza rispetto a quello extra-vergine di oliva.

Inoltre, questo regime alimentare si divide fra cose da mangiare spesso (frutta e frutta di bosco, verdure, legumi, patate, alimenti a base di grano intero, pesce e frutti di mare, frutta secca, pane di segale e latte povero di grassi), cose da mangiare con moderazione (selvaggina, uova, formaggi, yogurt), cose da mangiare raramente (carni rosse e altri grassi animali) e cose da evitare completamente (bibite zuccherate, cibi raffinati e prodotti da fast-food).

Fra gli effetti più evidenti della dieta nordica vi è una drastica perdita di peso, in misure decisamente superiore alle diete classiche (in modo particolare nel breve periodo; nel lungo periodo alcuni studi hanno registrato un graduale recupero di peso). Ancor più importanti sono i benefici effetti salutari di questo regime alimentare: in particolare, la dieta nordica migliorerebbe il metabolismo, ridurrebbe il rischio di patologie croniche e anche quello di problemi di colesterolo, trigliceridi e pressione sanguigna. Inoltre, avrebbe ottimi impatti sull’ecosistema, fondandosi sul procacciamento di prodotti “locali”.

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