Autore Redazione :: 23 Novembre 2015

La rimozione dei grassi dagli alimenti viene sostituita con surrogati come zuccheri e sali. Gli acidi grassi, poi, svolgono importanti funzioni per l’organismo

grassi idrogenati nelle fritture di patate

È probabilmente tempo di sfatare uno dei falsi miti dell’alimentazione “virtuosa”: la fobia da grassi e la proliferazione nelle nostre dispense di cibi “poveri di grassi” o “privi di grassi” potrebbe essere controproducente per la nostra salute e per i nostri tentativi di perdere peso.

Alcuni ricercatori americani dell’Università di Cornell hanno studiato come etichettare prodotti alimentari con la dicitura “povero di grassi” ne incrementa il consumo fino a oltre il 50 per cento. Perché? La risposta sembra essere la seguente: consumando alimenti “poveri”, le persone sono convinte di stare facendo la cosa giusta e ripuliscono il senso di colpa determinato dall’acquisto di un prodotto “vietato” per la propria dieta.

Spesso, questo genere di etichettatura, induce i consumatori a fare errori di calcolo: infatti, si tende a sottovalutare l’apporto calorico che può essere insito anche in caramelle acquistate proprio perché ritenute più salutari della versione “ricca di acidi grassi saturi”. Questo genere di errore di calcolo, se reiterato, può condurre a un eccessivo apporto calorico che può tradursi anche in aumento di peso.

Peggio ancora, la rimozione dei grassi da alimenti come burro di arachidi o yogurt (solo per dirne due) può portare a una perdita di sapore: le aziende produttrici spesso tendono a rimediare aumentando il valore di zuccheri e sali, il che impatta fortemente sul rischio di effetti sul sistema cardiovascolare.

Inoltre, i grassi svolgono l’importante funzione di favorire l’assorbimento di alcune vitamine, come quella D. Gli stessi grassi monoinsaturi contenuti nell’olio di colza o di oliva favoriscono l’assorbimento degli antiossidanti del carotene che si possono assumere attraverso i vegetali, con effetti di protezione della salute generale dell’organismo. In fin dei conti, un adulto, secondo alcune opinioni, dovrebbe/potrebbe ottenere tra il 20 e il 35% del proprio fabbisogno calorico proprio dai grassi.

Tag: 

Facebook Comments Box